A breve, in Cina, borbottando sotto i baffi, si dovrà abbandonar la barba. Prude, l’obbligo d’abdicar al pelo, ed abbondano le proteste.
Il governo di Xinjiang, per contrastare l’avanzata delle usanze islamiche, ha infatti annunciato che 15 abitudini tipiche dei seguaci di maometto devono essere bandite. Presto, nel paese del Sol nascente, sarà vietato indossare il velo, vendere prodotti Halal e la barba incolta sul viso degli uomini vedrà il suo crepuscolo.

Gli adepti dei culti monoteisti del deserto, ossia gli amici del profeta Maometto e di Javé, il Signore degli Ebrei presente nella Bibbia, di certo s’abbarbicheranno alla loro barba e non vorranno privarsene : già duemila anni prima di Cristo i semiti amavano avere un viso irsuto mentre presso coloro che professavano il culto pagano de Sole, Egizi e i babilonesi, era in uso la rasatura. Non deridete gli uomini che eccedono nella rasatura e si depilano pube, gambe e sopracciglia: potrebbero essere sacerdoti egizi in comunicazione con Ra, anche se, oggigiorno, probabilmente appartengono alla crescente schiera dei difensori dei diritti LBGT.

L’eterna dicotomia tra i fedeli al pelo e gli eretici che se potessero si estirperebbero i bulbi piliferi dalle gote è ben lungi dall’avere un vincitore, perché ambo le posizioni hanno trovato legittimità e divieti nel continuo susseguirsi delle epoche storiche e delle mode. In questo caso la virtù, citando Aristotele, precettore del glabro Alessandro Magno, non sta certo nel mezzo : gli spartani, infatti, punivano coloro che si erano macchiati di codardìa costringendoli a portare la barba solamente su un lato del volto.
Nella fazione dei barbuti, durante l’antichità, oltre ai fondamentalisti religiosi ebrei e musulmani, a brandire le armi contro alla tonsura, vi troviamo anche i filosofi e alcuni imperatori, come Antonio Pio, Lucio Vero, Marco Aurelio, Caracalla e Settimio Severo.
Giulio Cesare ed Alessandro Magno, sbarbati

Barbe e baffoni dei celti
I popoli germanici nel periodo altomedievale non hanno lasciato tracce di rasoi nelle loro sepolture quindi è lecito pensare che fossero amanti della peluria facciale, mentre dal 1200 in poi svariate opere d’arte ci lasciano intendere che , eccetto per gli eremiti ed i cristiani ortodossi, la barba fosse passata di moda. All’apice della gloriosa Europa rinascimentale ed illuminista, vi troviamo perlopiù uomini colti, ben vestiti e che, leggendo Giulio Cesare per apprendere l’arte del Buon Governo, lo volevano imitare rasandosi tutti i giorni.

Pietro il Grande, Zar di Russia che vietò le barbe
Emblematico è stato il decreto dello Zar di Russia Pietro il Grande, che nel 1772 ha imposto una tassa sulla barba, affinché anche i suoi sudditi divvoluti » e raffinati come i Tedeschi ed i Francesi che hanno portato grandi innovazioni all’Europa sia in ambito culturale che estetico.
Hypster style internazionale: Dal babbo Natale della Coca-Cola a Garibaldi
Tra 1800 e 1900 la Barba, trionfante sul volto di Karl Marx, Garibaldi e sulle guance obese del primo Babbo Natale della Coca-Cola, è divenuta simbolo dell’internazionalismo e dei « rivoluzionari » ricchi che volevano darsi un tono « proletario » pur essendo amici della massoneria e degli ebrei banchieri.
Perfettamente sbarbati e con le basette o i baffi elaborati erano invece gli esteti ed i dandy, che come George Brummell Le Beau erano consapevoli di quanto fosse importante la buona tonsura per sedurre le donne, dimostrando auto-disciplina, cura di sé, igiene e pulizia.

Nel 1900, quando il vestire classico stava oramai giungendo al suo apice col superamento del dandysmo simbolista ottocentesco, la barba è diventata sempre più rara, soprattutto negli ambienti colti e raffinati, che però non esludevano i raffinati mustaches francesi o le basette alla Ugo Foscolo. Durante le grandi utopie socialiste la barba è stata messa al bando perchè sinonimo di disordine e trascuratezza, benché i baffetti alla Adolf Hitler ( utili per star sotto alla maschera a gas) venivano tollerati, a patto d’essere impeccabili e sempre curatissimi.

Drieu la Rochelle
Benito Mussolini, grande ammiratore degli imperatori dalla pelle liscissima Alessandro Magno e Giulio Cesare, anche tramite la propaganda ha sabotato il culto della pelosità facciale : nel 1926 è stato testimonial per le lamette Gillettes ed ha rilasciato all’agenzia americana Associated Press la seguente dichiarazione: «Sono contrario alla barba. Il fascismo è contro la barba. La barba è segno di decadenza, la barba viene di moda con l’incipiente declino della gloria imperiale_ Il fascismo fu la giovinezza dei visi sbarbati di fresco. Io devo usare una lama ogni volta che mi rado perché non esistono ancora lamette capaci di resistere a più di una rasatura della mia barba. La migliore, per ora, è la Gillette».
http://www.treccani.it/enciclopedia/barba_(Enciclopedia-Italiana)/




