Liliane Tami

La nascita dei Cinema nella Svizzera Italiana

Omaggio ad Olinto Tami, l’imprenditore che portò il primo cinema in Ticino ed ispiratore del Festival del Cinema di Locarno, ed alla sua fedele ed elegante moglie Ada, che il 10 marzo 2017 avrebbe compiuto 93 anni.

Questo articolo è un copia-incolla tratto da http://www.pardolive.ch/it/pardo/pardo-live/today-at-festival/2011/La-memoria-del-Grand-Hotel? http://www.agendalugano.ch/episodes/1316/le-strutture-cinematografiche-a-lugano-seconda-parte

Festival 1946–1967, gli anni gloriosi del Grand Hotel Locarno

Tutto in quattro e quattr’otto. A Lugano in una tranquilla domenica di giugno del 1946 si vota per creare un teatro all’aperto nel parco Ciani per ospitare degnamente la Rassegna internazionale del film, nata due anni prima. Il popolo dice no. “Rovina il paesaggio e poi sarebbe meglio utilizzare quei soldi per costruire case popolari” sostengono i contrari, e vincono. Il lunedì mattina Olinto Tami, proprietario a Lugano del cinema Rex, telefona ad André Mondini, direttore a Locarno delle tre sale cittadine. “Perché non la fate voi la Rassegna?”. Trafelato, Mondini si precipita in bicicletta nella sede dell’Eco di Locarno, il trisettimanale dove Raimondo Rezzonico fa pratica nella tipografia del suocero, Vito Carminati. “Eh già, perché non facciamo noi qualcosa col cinema?”. Seduta stante telefonano a Riccardo Bolla, direttore della Pro Locarno, che a sua volta chiama il presidente Camillo Beretta e lì, sui quattro piedi, nasce l’idea di quello che un paio di mesi più tardi, il 22 agosto 1946 parte alla grande come prima edizione del Festival internazionale del film di Locarno. Attenzione, le date sono preziose perché il 31 agosto la Biennale di Venezia riparte con la sua Manifestazione d’arte cinematografica interrotta dalla guerra, e il 19 settembre debutta il Festival international de Cannes. Insomma si corre sul fotofinish. Eccolo qua il Comitato organizzatore: presidente Camillo Beretta, avvocato, presidente della Pro Locarno; segretario Riccardo Bolla, direttore della Pro Locarno; Ettore Belvederi, commerciante; Armando Boldrini, imprenditore; André Mondini, direttore dei cinema Kursaal, Pax e Rialto. Vengono affiancati da Giuseppe Padlina, che a Lugano lavora alla Sefi Film, una Casa di distribuzione di cinema italiano e quindi assume la parte artistica, e dall’architetto Oreste Pisenti che progetta un teatro all’aperto nel parco del Grand Hotel Locarno, che per la verità sorge in territorio di Muralto.

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Nel solco della storia La scelta del luogo era praticamente obbligata per un Festival del cinema nato con tanto entusiasmo sotto l’ala del turismo. A piazza Grande nessuno penserà ancora per due decenni, è la sede del mercato, della vita popolare. Il Grand Hotel è invece un palazzo di quelli che contano nella storia locarnese. Progettato nel 1866 da Francesco Galli (1822-1889) per la Società del Grande Albergo promossa da Giacomo Balli, fu costruito negli anni 1874-76. Sontuoso palazzo in posizione dominante all’interno di un vasto parco, si sviluppa a pianta rettangolare con prospetti ritmati da articolazioni architettoniche; la facciata verso il parco è contraddistinta da avancorpi laterali e da un risalto centrale con una bella veranda semiellittica. All’interno si è accolti da un ampio salone d’onore con volte a calotta ornate di affreschi allegorici. Ha sempre svolto un ruolo importante nelle vicende di Locarno e Muralto, ospitando eminenti personaggi della vita politica e culturale nazionale e internazionale. Su tutti la Conferenza della pace che vi si tenne dal 5 al 16 ottobre 1925 e terminò con quello che è passato alla storia come il Patto di Locarno. I protagonisti principali delle trattative furono il francese Aristide Briand, i tedeschi Gustav Stresemann e Hans Luther, il Britannico Joseph Austen Chamberlain e per la firma giunse a Locarno anche Mussolini. Vi fu elaborato un complesso sistema di trattati – Locarno passò alla storia come Città della Pace – che resse fino al 7 marzo 1936 quando Hitler denunciò il Patto e invase la Renania accelerando l’incombere della seconda guerra mondiale.

Atmosfere da Belle Epoque Scelta indovinata per il nascente Festival quella del Grand Hotel. Albergo e parco davano lustro alla città e al turismo con un tocco di classe alimentato dal profumo della storia, di incontri e pranzi ufficiali, di statisti e delegazioni. Nell’ampio, solenne salone luccicante di specchi aleggiava ed aleggia tuttora un grande lampadario di Murano tra pavimenti lucidi e infissi dorati. Permaneva l’atmosfera tipica della Belle Epoque nel cambio dei personaggi, da politici a registi, attori e produttori, da curiosi occhieggianti ad esponenti della Locarno-bene con le signore in abito da sera e gli uomini possibilmente in smoking; tollerate giacca e cravatta, di jeans non era ancora tempo. Tacitamente vietato lo smoking bianco, rigorosamente riservato al direttore Vinicio Beretta (“in bianc ga sum numa mi”); in voga il grigio perla. La balconata era per gli ospiti, spesso delegazioni nazionali, signore in lungo e uomini imbrillantinati. Dalla balconata si scendeva lungo l’ampia scala, immortalata dall’attento, femminile discendere tra due ali di folla di Marlène Dietrich in un vestito di raso a fiori, accompagnata dal regista Josef Von Sternberg, che nel 1960 presiedette al giuria internazionale e gli fu dedicata una retrospettiva. La Dietrich, allora stella di prima grandezza, era in qualche modo di casa a Locarno; in assenza di Paulette Goddard si fermava volentieri a Ronco sopra Ascona, Villa Tabor, da Erich Maria Remarque, a sua volta spesso ospite del Grand Hotel. Nel degradare del parco verso i portici di viale Stazione si stendeva la platea con i 1200 posti a sedere su tre file, dapprima tra panchette senza schienale, poi con più comode sedie. Al limitare del parco s’innalzava lo schermo bianco, 8 metri per 7 sul quale si proiettavano i film della sera in un’atmosfera di gala. Di giorno o in caso di pioggia le proiezioni erano al Rialto, Kursaal a Pax, ma nel parco era tutt’altra cosa tanto che fino al 1967 il Grand Hotel rimarrà il vero centro del Festival per le proiezioni, gli incontri, i ritrovi, le discussioni sino a tarda notte, fino al bicchiere della staffa. Personaggi del cinema, attori e attrici, belle donne, star e stelline, politici compresi molti Consiglieri federali, intellettuali e giornalisti. Il luogo e l’occasione giusta per incontri e discussioni, interviste e confidenze in un’atmosfera elegante come documentano i filmati di Enzo Regusci e, dai primi anni ’60, della neonata “televisione svizzera”.

Glamour e ufficialità All’esterno del parco, dai portici su viale Stazione pendevano le gigantografie di attrici e attori famosi a ribadire che il cuore del Festival era lì. Sulla balconata e nel parco sventolavano le bandiere nazionali ed ogni proiezione ufficiale era preceduta da una solenne cerimonia con l’alzabandiera del vessillo e la diffusione dell’inno nazionale (seguito in silenzio e in piedi) della nazione da cui proveniva il film, tra quelle ticinese e svizzera. Vinicio Beretta riusciva a portare a Locarno molte opere provenienti dai paesi dell’Est comunista,- URSS, Cecoslovacchia, Ungheria ecc. – andando anche di persona a prenderli: li ho in macchina, li ho nel baule… Per lo più giungevano però per via diplomatica, spesso assieme a delegazioni formate da almeno tre persone, “così se una doveva assentarsi gli altri potevano controllarsi a vicenda”, ricordava Raimondo Rezzonico. Quella copiosa e bisogna dire culturalmente preziosa apertura al cinema dell’Est aveva comunque attirato su Locarno, sia tra la stampa confederata che anche tra i locarnesi, l’accusa di Festival “comunista”, con effetti imprevedibili. Una sera mentre nel parco risuona l’inno sovietico, solo 3 o 400 persone si alzano. La delegazione sovietica è in prima fila, il capo alza il braccio e tutti se ne vanno in segno di protesta. “Succede un pandemonio – ricordava Raimondo Rezzonico – con i sovietici che minacciano di ritirare i film ed anche i disegno dell’esposizione su Eisenstein”. Tutto rientrerà, ma a fatica.

Il rifiuto di Dürrenmatt Gli ospiti naturalmente alloggiavano al Grand Hotel, serate interminabili, mattinate sonnacchiose, risveglio all’aperitivo, sul mezzogiorno. Friedrich Dürrenmatt per due anni al Festival, nel ’61 come presidente della giuria internazionale, preferiva alloggiare al Du Park. Non vorrei – disse – che mi assegnassero la stanza in cui ha dormito Benito Mussolini… Ancora oggi al Grand Hotel conservano i numeri delle camere degli statisti presenti alla Conferenza della Pace. Oltre a qualche fotografia e al ricordo di quando Festival significata Grand Hotel, non si poteva immaginare l’uno senza l’altro. “Oggi – indica Marco Blaser, già direttore della RTSI e da attivamente presente – con tanti film e tante sezioni in luoghi diversi si ha l’impressione di vivere tanti diversi Festival, ognuno il suo. Fino al 1967 il perno era il Grand Hotel Locarno in un clima di charme e glamour, di eleganza e di cultura. Anche per noi giornalisti era il luogo ideale per incontrare, conoscere, intervistare e familiarizzare con il mondo del cinema internazionale e della politica ragionale e nazionale”. Poi, quattro anni più tardi, inizierà l’era di piazza Grande. Un altro capitolo di una storia formidabile.

Dagli anni ’30 ad oggi

I primi anni ’30 furono caratterizzati dal contraccolpo che la crisi economica ebbe sul settore turistico in Ticino, con la conseguente riduzione degli introiti delle sale cinematografiche. Inoltre con l’avvento del sonoro queste furono costrette a fare forti investimenti per potersi dotare delle nuove apparecchiature e dovettero fare i conti con l’enorme aumento dei costi di noleggio delle pellicole che era quintuplicato se non addirittura decuplicato rispetto a quelli dei film muti. Inoltre naque il problema dei film in varie lingue e quello della difficoltà di importare pellicole soprattutto in lingua italiana.

Per difendere i propri interessi e far fronte ai problemi comuni, gli esercenti ticinesi tra il 1933 e il 1934 decisero di costituire l’Associazione Cinematografi Svizzera Italiana (A.C.S.I.), con la quale stabilire le condizioni con i distributori, i prezzi dei biglietti e regolare i rapporti tra i soci.

È proprio negli anni ’30 che Lugano acquistò il suo posto di polo dominante per quanto riguarda l’attività cinematografica in Ticino. Il primo film sonoro che arrivò in Ticino venne presentato tra il 4 e il 6 novembre 1929 al Kursaal, che però, non possedendo ancora le attrezzature adatte, fece eseguire le canzoni e le battute del film da un tenore. La prima sala a dotarsi del nuovo sistema nel Cantone il 9 dicembre 1929 fu lo Splendide, grazie all’iniziativa dei fratelli Rezzonico. Comunque continueranno ancora per parecchi mesi a convivere pellicole mute e sonore, soprattutto a causa degli altissimi costi di noleggio di quest’ultime e per la quasi inesistente offerta di film in italiano. Il 24 febbraio 1931 il Casinò-Kursaal inaugurò i suoi nuovi impianti, seguito un mese dopo dall’Odeon. Qualche mese più tardi, il 18 settembre 1931, venne inaugurato a Lugano il Supercinema “dotato di tutti i servizi moderni” e che “è stato ideato e costrito secondo gli ultimissimi criteri della tecnica teatrale e cinematografica con speciale riguardo per le leggi dell’acustica” destinato ad avere nel luganese una posizione di primo piano. Questo cinema era di proprietà della omonima società a capo della quale si trovavano gli architetti Carlo e Rino Tami, proprietari anche di cinematografi in altre località del Cantone. A partire da 1932 per quanto riguarda il luganese nacque il dualismo, che durerà quasi fino all’inizio del nostro secolo, tra la società che gestisce il casinò-Kursaal (capitanata dai fratelli Rezzonico) e la Supercinema SA. Alla fine del 1932 aprì a Cassarate il Cinema Pace, che però a causa della spietata concorrenza sarà obbligato a chiudere dopo solo un anno di vita. Nel 1932 venne anche definitivamente chiuso il vetusto Cinema Centrale.

Qualche riga merita anche l’uso del cinema da parte degli Oratori, come ad esempio l’Oratorio Festivo Maschile di Lugano dell’opera pia Maghetti. Papa Pio XI in un’ enciclica del 1929 invitava a promuovere l’educazione dei giovani attraverso spettacoli, anche cinematografici, veramente educativi. Già a partire dall’inaugurazione del nuovo teatro verso la fine del 1929 il numero di proiezioni effettuate ebbe un notevole aumento. Chiaramente i film erano sottoposti ad un accurata selezione, fino alla creazione di un catalogo di film istruttivi, educativi e morali. La concorrenza con gli altri esercizi (anche a causa dei prezzi inferiori praticati) portò l’A.C.S.I. ad intervenire in modo da far sì che questi limitassero il numero di proiezioni e il tipo di utenza.

Immagine: Archivio Storico Lugano – Fondo V. Vicari – Cinema Kursaal 1946

Gli anni del secondo conflitto mondiale videro, grazie all’afflusso di rifugiati italiani che fuggivano il regime, un’ampliamento dell’utenza nei cinema ticinesi. Nel 1941 a Lugano venne organizzata la prima Rassegna del Film italiano, in un momento storico durante il quale, a causa del conflitto in atto negli altri paesi europei, manifestazioni simili venivano annullate (Cannes) o interrotte (Venezia). Organizzatori principali i due direttori che gestivano le sale luganesi e i rappresentanti di due case distributrici (la Sefi-Film e la Columbus Film di Zurigo); tra i finanziatori principali, data la vocazione turistica del Festival, Pro Lugano e Fiera di Lugano. La rassegna svoltasi l’anno dopo venne definita migliore della precedente, anche se venne criticata dalla stampa confederata per la quantità assai ridotta di pellicole svizzere presenti. Nel 1943 non venne organizzata, a causa della guerra in corso.

L’anno successivo la manifestazione assunse un carattere più internazionale, anche se a causa delle enormi difficoltà di importazione delle pellicole, sembra che il valore di alcune di queste fosse piuttosto scarso. Nel 1945 la seconda Rassegna Internazionale del Film, che vedrà diverse novità quale la programmazione serale al Parco Ciani, l’organizzazione di conferenze e retrospettive e la presentazioni di molti film in prima visione svizzera. avrà un grande successo sia di pubblico che di critica.

Immagine: Archivo Storico Lugano – Fondo V. Vicari – Festival Internazionale del film 1944

L’anno seguente si sarebbe voluta proporre la programmazione dei film in un teatro all’aperto da costruirsi nel parco Ciani (su progetto degli architetti Rino Tami e Alberto Camenzind). Venne però indetto un referendum per impedirne la costruzione, che avrà esito positivo. La bocciatura del progetto porterà l’Associazione per la Rassegna del film di Lugano a rinunciare a portarlo avanti; sarà Locarno che a partire dal 1946 ne diverrà la fortunata sede.

Con gli anni ’50 incominciò ad assumere importanza il mezzo televisivo e i cinematografi, per contrastarne la concorrenza, dovettero ancora una volta rinnovarsi e dotarsi delle ultime tecnologie come quella del film a colori e del cinemascope. A partire dagli anni ’60 la diffusione su larga scala degli apparecchi televisivi vedrà le sale perdere progressivamente spettatori: alcune verranno abbandonate al degrado, altre demolite o cambiate di destinazione. Verrà anche meno l’esigenza di costruirne di nuove.

A Lugano troviamo ancora in attività lo Splendide con il nome di cinema Rex (molto aprezzato dal pubblico per le sue comodissime poltrone) gestito dalla Supercinema SA, come la maggior parte delle sale luganesi (verrà demolito nel 1982 per lasciar spazio alla sede dell’ennesimo istituto bancario); il Supercinema, che con il nome di Super finirà i suoi giorni come sala cinematografica a luci rosse (nel 1982 l’edificio verrà ristrutturato e il salone diventerà un negozio d’antiquariato, mentre l’ex atrio ospiterà una boutique); il casinò-teatro Kursaal che nel 1958-59 subì una generale ristrutturazione con modifiche sostanziali della sala e la sostituzione dei palchi con una galleria e un loggione (nel 2001 la sala venne completamente sventrata e la cupola affrescata abbattuta, in modo che tutto lo spazio venisse adibito a casinò).

Nel 1955 l’Oratorio del Quartiere Maghetti, a Lugano, venne trasformato in cinema Iride, un vero cinema con platea e galleria da 391 posti complessivi. La storia di questo cinema sarà piuttosto travagliata e la sua attività subirà diverse interruzioni (ad esempio verso la fine degli anni ’60, con l’avvento del cinemascope, si dovrà dotare delle nuove costose attrezzature). Nel 1981 l’intero quartiere Maghetti venne restaurato e l’Iride riaprirà al pubblico, molto ridimensionato, soltanto nel 1987.

Vennero realizzate inoltre nuove sale. Nel 30 ottobre 1956 si inaugurò a Lugano, in via Pioda angolo Corso Pestalozzi, il cinema Corso, su progetto dell’architetto Rino Tami. Il proprietario, Pier Olinto Tami, proclamava alla sua apertura che si trattava del “primo cinema di Lugano con suono stereofonico magnetico, il primo cinema a Lugano con impianto aria condizionata calda e fredda, il cinema con il più grande schermo del Canton Ticino con comodissime poltrone in gomma piuma“. Il cinema Corso fa parte di un complesso plurifunzionale dalla struttura in cemento armato con facciate in mattoni a vista. La sala, con 550 posti a sedere, ha un’inusuale forma trapezoidale, tutta giocata sul tema compositivo del triangolo (nero su bianco), utilizzato anche per creare una decorazione che ne sottolinei gli elementi strutturali e attiri l’attenzione dello spettatore verso i punti focali della sala (schermo, palco, uscite,…).

Cinema Corso , dell’architetto Rino Tami, fratello di Olinto Tami

Alla fine degli anni ’50 nacque il cinema-teatro Cittadella integrato di uno stabile in corso Elvezia, finanziato dalla Fondazione Basilica del Sacro Cuore; nel 1960 entrò in funzione la sala teatrale (con 426 posti) con un’acustica particolarmente curata, che in seguito venne attrezzata con dei proiettori di film 35mm. Si alternavano spettacoli teatrali, concerti e proiezioni cinematografiche. Ebbe un periodo di splendore fino alla costruzione del Palacongressi. Nel 1993 la parrocchia decise di cedere lo stabile, che passò sotto la gestione della neo costituita Associazione Cittadella. L’apertura del Cinestar segnò il declino e la chiusura dell’attività cinematografica (nonostante lo sforzo fatto per dotarsi di adeguate attrezzature tecniche). Fino al 2014 la struttura continuerà a svolgere la sua funzione di teatro, ma le difficoltà finanziarie faranno sì che l’Associazione ne decida la chiusura definitiva.

Per assistere all’entrata in scena a Lugano di un nuovo attore bisognerà attendere circa quarant’anni, quando il 20 dicembre 2000 venne inaugurato a Cornaredo il Cinestar. Il suo edificio fu ricavato dalla riconversione dell’ex centrale termica, uno stabile industriale dalla pregevole architettura costruito tra il 1916 e il 1919, secondo una tipologia che si stava ormai affermando ovunque: quella della multisala inserita in nuovi poli periferici. Si tratta di una struttura composta da sette sale (per complessivi 1293 posti), dotata di attrezzature moderne, che vengono sempre adeguate ai cambiamenti che le novità tecniche in ambito cinematografico impongono (dal digitale al 3D). Questa nuova struttura ha assunto un’importanza sempre maggiore ma la fruizione della settima arte attraverso l’utilizzo dei nuovi media, soprattutto da parte dei più giovani, ha portato una larga fascia di utenti a disertare le sale cinematografiche. Il passaggio al digitale sembra aver decretato la fine di un’era per quanto riguarda il settore cinematografico: gli esercizi che non hanno potuto o voluto adeguarsi non hanno avuto altra scelta che chiudere, magari dopo una lunga agonia.