È risaputo che, come ci racconta Esopo, è vantaggioso per la volpe che non arriva all’uva indicarla come acerba. In modo analogo, anche le donne che per sfortuna di natura o per aver scelto uno stile di vita poco salutare risultano essere non proprio delle fotomodelle, anzichè assumere con dignità la propria imperfezione e cercare di porvi rimedio con diete, attività fisica ed abiti adeguati preferiscono denigrare i modelli classici di bellezza femminile e, per un paradossale effetto di mimesis a rovescio, cercare di somigliare al suo esatto opposto.
Angelika Kenova, splendida modella russa che si ispira alla barbie tradizionale alta, bionda e magra. Disprezzare questo modello di bellezza… è pura invidia.
Leggendo il testo di Réné Girard intitolato “ Il capro espiatorio” si può intuire come, nello specifico caso della donna, sia proprio l’archetipo, oramai assorbito anche nell’inconscio collettivo, incarnato dalla Barbie ad avere assunto il ruolo di vittima sacrificale della vanitas femminile insoddisfatta. Le donne bruttine, essendosi accorte che attuare un processo mimetico nei confronti della Barbie, che simboleggia l’idea della donna bella, snella, elegante, ricca, aggraziata e seducente è difficile e richiede, oltre che una buona dose di fortuna alla nascita, anche un costante lavoro di autodisciplina, hanno preferito elevare a modello da seguire il suo opposto, ossia la donna sgraziata, femminista, aggressiva, grassa all’accesso e dunque fisicamente meno prestante.
L’industria di giocattoli Mattel, che dal 2013 ha diagnosticato l’inizio del declino delle vendite della bambola galeotta, conseguente al fatto che oramai dire dire di una ragazza che è una “barbie” non equivale più a farle un complimento bensì ad insultarla, ha scelto di attuare una nuova, perversa, strategia di mercato, ossia distruggere l’idea di perfezione incarnata dalla barbie stessa, alterandone la bellezza canonica.
Chantelle, la fotomodella con la vitiligine, Conchita Wurst, donna con la barba e la grassona flaccida Tess Holliday, apparsa in copertina su Vogue, sono solo alcuni dei nuovi modelli malsani presenti nella società di oggi. 
Questi modelli non canonici cosa possono generare? solo esempi negativi, e inoltre confondo le persone, rendendole incapace di discernere il bello dal brutto. Già la società abbonda di corpi corpi malati e deformati da una cattiva educazione sociale ed alimentare, quindi tutto questo legittimare le modelle curvy non può che fare altri danni.
Di fronte a questo scempio – la distruzione dell’idea di perfezione del corpo umano- non si può che scuotere la testa, e guardare i nuovi personaggi lego in sedia a rotelle per superare i sospiri rassegnati con una bella risata acida. Se l’uva prima era troppo alta, in nome dell’uguaglianza democratica, è stata seppellita, per renderla accessibile pure ai vermi. Gli unici ad esultare per questa notizia sono pezzenti che divulgano le notizie su ANSA, affermando che le bambole in versione curvy (diversamente magra) o petit (diversamente alta)sono state accolte con entusiasmo dalla Società Pediatri Italiani, guarda caso gli stessi nichilisti che sono a favore di liberare i bambini dagli stereotipi di genere insegnando teorie gender nelle scuole elementari.
Abbasso le femministe brutte, malvestite e trascurate!
