L’estetica Punk: le straccione di ieri sono le fotomodelle di oggi.

In fotografia: La famosa fotomodella Cara delle Vigne. Nuova icona ( inconsapevole) del Punk
“ No future” è l’inno che i rari martiri della rivoluzione (anti)estetica ed (anti)etica del punk, generazione 77, si scalfivano sulla logore t-shirt volutamente sbrindellate. La loro battaglia anticapitalista, che voleva esprimere il concetto secondo cui la vita è dolore, e come tale ogni cosa che essa offre va consumata qui e subito, in attesa d’una morte che sopraggiungerà, si spera, il prima possibile, è diventato paradossalmente il primo comandamento dell’iperconsumismo giudaico post-moderno, ossia “usa-e-getta”. Questo fenomeno nato con spirito rivoluzionario nella boutique di Vivienne Westwood e morto sulle passerelle dell’alta moda, per il sollazzo dei ricchi borghesi annoiati, ha invaso con la propria filosofia distruttiva e nichilista il mondo dello spettacolo attuale. Nella cultura di massa questi sovversivi vi odoravano, citando Adorno, un’odore di “aura putrefatta” e la rifuggivano, ma anzichè volersi elevare al di sopra, scegliendo il meglio e la qualità, vi prendevano le distanze volendoci stare…al di sotto, scegliendo, con accurata e perversa meticolosità, solo il peggio che il mercato potesse offrire, sia in termini materiali che morali.
I primi ( e veri) Punks, per la precisione con cui creavano combinazioni cromatiche volutamente atroci e l’impegno che mettevano nel perseguire il brutto in tutti gli ambiti della vita e volendo fare della propria (breve) esistenza un’opera d’arte degenerata assumendo anche atteggiamenti e pose particolari, erano, per certi versi, l’analogo putrescente del dandy. Che i Sex Pistols, i The Damned ed altre band storiche avessero come riferimento i poètes maudit, come Rimbaud, Verlaine e Baudelaire, che usava tingersi i capelli di verde e gli scapigliati , è testimoniato da diversi testi celebri, come ad esempio gli scritti di Tom Hell dei Television che trattano…di argomenti come lo Spleen ottocentesco o i paradisi Perduti di Milton, tanto cari al giovane suicida Ian Curtis, frontman dei Joy Division.
Se trent’anni addietro la tormentata e sporca storia d’amore ( e sesso e droga e cattivo rock’n roll) tra Sid Vicius e Nancy Splungen era stata l’eccezione che sconvolge il canone regolare e lasciava esterefatti gli spettatori, oggi è diventata invece la regola della massa ed ha perso la sua originaria e consapevole bramosia di auto-lesività.
Sid Vicius e Nancy Splungen, icone della ristretta cerchia punk
Negli anni 60 le ragazzine medie guardavano gli eleganti blazer stretti attorno alle voluttuose forme di Virna Lisi e ne invidiavano la fattura, osservavano le eleganti movenze di Grace Kelly che addestrava i suoi bracchi di Weimar sognavano di somigliarle e collezionavano le fotografie di Audrey Hepburne studiandone i modi. Le ragazze punk, che facevano boccacce davanti alle cineprese ed indossavano calze a rete volutamente squalcite e colori acidi emulando la cantante Blondie, erano una ristretta élite mossa da un sentire filosofico nichilista ( spesso inconsapevole) che si manifestava in radicali ideali politici ed evidenti comportamenti auto-distruttivi. Oggi le ragazze – e giovani donne- che inconsapevolmente ricalcano il modello punk, indossano jeans logori, t-shirt con colori apprezzabili solo dai daltonici, rabberciandosi le labbra con tonalità viola mirtillo-mora ( must dell’autunno 2015), scarpe lucide con la suola da panzer di guerra e fanno smorfie ironiche nelle selfies sono la maggioranza, la mediocrità.
Per via d’una cattiva propaganda, la maggioranza si è assuefatta al punk. E in molti, senza saperlo e magari pure credendo di essere vestiti in modo decente, ne hanno adottato i canoni (anti) estetici, rendendo vestiti strappati e sgargianti la moda quotidiana.
Da alcuni anni il punk, nato come piccolo ribelle proletario per offendere il buon gusto, la maggioranza, le scuole e la normalità, venendo trascinato in televisione e sulle riviste di gossip è diventato così ricco e potente da aver assunto i panni del monarca, fattosi dittatore d’un nuovo gusto che ha imposto a tutto l’impero. Fedez, Cara delle Vigne, Rihanna, i nuovi Hipster barbuti con i calzini a stelle e strisce sotto ai risvoltini dei jeans aderenti sono l’emblema del punk dilagante, che nello slang della suburbia londinese di Camden-town significa proprio ” da due soldi, scadente”.
Paradosso : il Punk-rock del 2mila è un ( claudicante) ritorno all’ordine

Evanescence- Call me when you are sober
Negli anni 2mila il punk-rock essendosi accorto che il malvestire fosse oramai diventato la moda ha provato, in vano, di compiere un ritorno al buon gusto per opporsi alla moda che aveva oramai adottato i canoni del trash. I Green Day, gli Evanescence o i My Chemical Romance sono stati i massimi esponenti di quello strano fenomeno estetico che, seppur con grosse difficoltà, ha iniziato a mostrare ai giovani di tutto il mondo che potevano esistere nell’universo delle alternative alle t-shirt e alle scarpe nike. Nella loro -seppur disperata-ricerca di un’estetica qualche parvenza di decenza è riscontrabile. Per contrapporsi alla moda della massa, in quel periodo segnata dalle grame paillettes luccicanti delle Spice Girls e dalla perversione dei pantaloni a zampa di Britney Speras, i punks tentarono di compiere un ritorno al bel vestito classico, seppur sempre interpretato in modo molto “creativo” e “trash”. Nelle nelle giacche a doppio petto di Billie Joe o nel dettaglio delle cravatte ben abbinate al gessato ordinato è riscontrabile un tentativo claudicante di compiere degli abbinamenti estetici che potessero contrapporsi agli abiti osceni ed indecorosi della massa modaiola.


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Paradossalmente, un bel completo scuro da punk-rockers con dettagli ottocenteschi o macabri è molto più dignitoso delle orripilanti magliette dai colori sgargianti delle fotomodelle attuali.
ansa – fedez – Il rapper Fedez posa per i fotografi oggi, 16 settembre 2014, durante il photo call organizzato in piazza Gae Aulenti a Milano a margine della conferenza stampa di presentazione della nuova edizione di “X Factor” in cui avrà il ruolo di giudice. ANSA / MATTEO BAZZI
Oggi i veri punk, nel senso più disgustoso del termine, sono gli imprenditori dei grandi marchi come Zara o Benetton che sfruttano la manodopera cinese ed usano stoffe “cheap” e sintetiche per creare vestiti dai tagli così eccentrici che possono essere usati solo finchè sono pubblicizzati e che li esimono dal preoccuparsi di creare abiti fatti per durare di generazione in generazione…. Il no-Future è oggi l’inno delle masse, del capitalismo che produce solo fragilità e debolezze; quindi attualmente l’unica vera rivoluzione è pensare – ed agire- in modo da restare saldi, forti e duraturi nel tempo. Riscoprendo, per chi azzarda giocare coi dettagli, stoffe e tagli che magari andavano di moda cent’anni addietro. A ben pensarci, la donna con la cravatta, sia in stile punk che novecentesco, non è poi così male…parola di Billie Joe, ma anche di Coco Chanel.








