Creatività, cordialità, competenze imprenditoriali e immagini: chi oggi lavora nel campo della comunicazione clericale deve sapere parlare al cuore della gente con strumenti moderni.

Immagine tratta da https://www.vox.com/2016/4/7/11325336/priests-love-therapy. per giocare sull’ambiguita della parola amore, che in italiano esprime sia caritas che eros. In comunicazione un po’ di humour o doppi sensi, come diceva Umberto Eco, possono essere funzionali
Il 01.02.2023, presso la curia vescovile di Lugano, si è tenuto un incontro col prof. Daniel Arasa, consultore del dicastero per la Comunicazione vaticana e il vescovo Alain da Raemy dal titolo “Comunicare la chiesa oggi- Sfide e opportunità pastorali”. L’intelletto è stato nutrito dalle interessanti considerazioni del professor Daniel Arasa sul tema della comunicazione ecclesiastica, mentre il cuore è stato rallegrato da tre importantissimi elementi:
1)la stretta di mano del vescovo e del professore ad ogni singolo presente
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le battute, il senso dell’umorismo e l’allegria
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l’eleganza e la bella presenza degli oratori e dei presenti ( l’abito fa il monaco e, come ben sa ogni grande imprenditore, la brandizzazione nel business è importante).

QUALITA’, CALORE E COLORE
I temi trattati da Daniel Arasa, decano della facoltà di comunicazione sociale istituzionale della pontificia Università della Santa Croce erano moltissimi, ma in estrema sintesi sono emerse tre cose importanti.
La prima è che oggi , in un mondo votato all’iper-consumismo, trattare di fede è, per certi versi, come occuparsi di slow food anziché di cibo scadente prodotto all’ingrosso. Proprio come nel caso della gastronomia d’eccellenza, per ottenere successo servono due cose fondamentali, ossia la CREATIVITA’ nell’assemblare gli ingredienti ( di eccelsa qualità) e la COMPETENZA TECNICA nel cucinarli e servirli. La creatività è strettamente collegata al libero arbitrio – talvolta anche allo Spirito Santo- ed è una caratteristica umana che nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire. La creatività da sola però non basta per creare un capolavoro, serve anche la CAPACITA’ TECNICA per rendere commestibili – e irresistibili- al pubblico tutte le prelibatezze esposte sul banco della cucina. Per imparare a fare ciò vi è la facoltà di comunicazione della pontificia università della Santa Croce, che offre una serie di corsi estremamente interessanti consultabili al seguente link https://www.pusc.it/comunicazione
La seconda constatazione importante è che, in un’epoca in cui i dibattiti sono sempre più aggressivi e gli intellettuali soffrono di autoreferenzialità, serve praticare una modalità cordiale di espressione. Chi oggi osa ancora adoperare una comunicazione caratterizzata da dolcezza e amorevolezza è sicuramente da apprezzare e valorizzare. Un sussurro detto col cuore, a volte, rimane impresso nella memoria ben più di un urlo anonimo.
Il terzo elemento importante messo in luce da Arasa è il fatto che oggi la nostra cultura sia di tipo visuale: chi si occupa di comunicazione ecclesiastica, quindi, non può esimersi quindi dallo stringere amicizie con abili designers, grafici e giovani rapidi a digitare stories su instagram o postare video su tik tok.
COME RIACCENDERE L’AMORE VERSO ALLA CHIESA
In seguito vi è anche stato un interessante momento di condivisione di pareri e domande tra i relatori e il pubblico, cosa che ha suscitato molte riflessioni interessanti. Uno dei quesiti principali di chi si occupa di comunicazione ecclesiastica – o ecclesiale- è COME riaccendere amore nelle persone dei confronti della religione. Un bravo scrittore, coi suoi articoli, libri e post, può portare un ateo alla conversione e spingere una persona a perseguire la via del sacerdozio: la penna, se usata chirurgicamente, tocca il cuore dei lettori suscitando emozioni grandissime. Con una buona comunicazione si possono compiere veri e propri miracoli: un giornalista può cambiare la vita delle persone. Per far ciò serve una certa dose di santità, ma anche capacità imprenditoriali e comunicative acquisite col giusto percorso formativo. Da un lato bisogna saper evangelizzare con cuore e conoscenze accademiche consolidate sul campo, dall’altro bisogna però essere anche dei buoni PR ed aver la capacità di interagire in modo professionale con istituzioni ed enti politici.

Locandina dell’evento
AMARE PRETI E SUORE:
RIDARE LUSTRO AGLI AMBASSADORS DI CRISTO
Io amo i preti: fanno un “lavoro” bellissimo.
La brandizzazione della chiesa, come se si trattasse di un grande marchio, è importante e i preti e le suore ne sono gli ambasciatori. E’ importante che si parli bene ed in modo entusiasmante dei consacrati, affinchè la loro vocazione possa essere d’esempio.
Una volta il prete e la suora erano delle autorità ma ultimamente hanno subito una brandizzazione un po’ negativa. Urge un lavoro massiccio di rebranding per ridare lustro a chi sceglie di diventare sacerdote o consacrata. Fare la suora, tra avventure di volontariato in giro per il mondo, esperienze adrenaliniche ed estreme a confortare la gente in zone di guerra o ricercando vecchi manoscritti in antiche librerie turche per scrivere una tesi di dottorato può essere una figata pazzesca degna di un vero 007: queste cose vanno raccontate.
Ed è l’esperto in comunicazione che deve, con suo lavoro inteso come vocazione – beruf- mantenere viva e diffondere questa fiamma ardente e preziosa.
I laici sono fondamentali per portare avanti la chiesa oggigiorno e sono loro che devono suscitare, con la loro creatività e competenza, amore per la fede e per la figura del consacrato, ed al contempo mostrarsi competenti e professionali di fronte a politici ed istituzioni.

da sinistra: il Delegato Apostolico Alain de Raemy, il prof. Daniel Arasa e Luca Montagner, coordinare dell’ufficio stampa della Diocesi di Lugano. Cosa mi ha colpito di loro? Le battute del vescovo, la professionalità e la simpatia del professore e l’abito elegante del dott.Montagner. Una buona comunicazione si gioca anche con elementi estetici, umani e, a volte, puramente emotivi ed irrazionali come la simpatia [sim-pathos, dal greco: sentimenti affini**].****
Affinchè la chiesa sia forte i preti e le suore DEVONO ESSERE AMATI. E cosa significa amare i preti?
Amare i preti significa dare alle madri gli strumenti per capire che il figlio di 15 anni che preferisce leggere Schopenhauer all’uscire con gli amici potrebbe trovare in seminario le gioie intellettuali e umanistiche che cerca.
Amare i preti significa dare ai docenti gli strumenti per capire che uno studente intelligente che passa il tempo a guardare fuori dalla finestra ponendosi domande sul libero arbitrio andrebbe indirizzato verso una facoltà di teologia.
Amare i preti significa insegnare il miracolo dell’Epiclesi ai giovani che vanno nel bosco ad abbracciare gli alberi e a fare riti per il solstizio.
Amare il clero significa spiegare ad una ragazzina in lacrime ( magari perchè è stata costretta da alcuni bulli a guardare un video pornografico sul telefonino ) che l’amore non è questo e che possono esistere delle alternative migliori, come un matrimonio cristiano o il noviziato.
Amare il clero significa saper riconoscere in un’adolescente che, con grande premura, si occupa di un amico disabile una potenziale Madre Teresa di Calcutta e indirizzarla verso al noviziato .
Amare la chiesa significa anche essere un po’ visionari e riconoscere nel folle che fa cose assurde per aiutare chi è in difficoltà un potenziale candidato alla santità.
Amare la chiesa significa riconoscere nella ventenne appassionata di esoterismo, magia e misticismo una potenziale suora, e indirizzarla verso ad una facoltà di teologia prima che caschi irrimediabilmente in una qualche setta che parlando di angelologia le tarpi le ali.
Amare la chiesa, oggi, significa suscitare negli adulti la capacità di riconoscere, tra i giovanissimi, coloro che potrebbero essere ottimi ministri di Dio prima che il loro potenziale venga assorbito e dissipato da gruppetti new age, goa, neopagani o simili.
Chi si occupa di comunicazione ecclesiastica ha un ruolo meraviglioso e fondamentale nel tamponare il terribile calo di vocazioni che sta mettendo in ginocchio l’Europa: nel 2021 nei 120 seminari italiani vi erano solo 1804 seminaristi diocesani. E questo è un problema grave.
È importante accendere scintille d’amore in chi, nei confronti della chiesa, è ancora paglia dormiente che aspetta solo di divampare come un fuoco.
La massiccia presenza di persone ai centri di meditazione yoga, a convegni buddisti e a riti di purificazione con pietre colorate indica che si, vi è ancora voglia d’amare Dio, ma la figura del sacerdote cattolico è stata sostituita da quello dello sciamano o del coach spirituale. Questi nuovi pseudo-guru, portatori di una spiritualità wellness, healty, modaiola e amorfa che si mantiene vendendo lezioni on-line di self-empowerment , sono abilissimi a farsi fare buona pubblicità, tra influencers, post su instagram, fotografie seducenti e buone recensioni.
Sta a noi, laici, con la nostra voce, la nostra creatività e la competenza, indicare a chi si è smarrito nelle periferie la chiesa al centro del villaggio. E, a volte, osando anche fare come Papa Francesco: spiazzando con riflessioni non convenzionali, coraggiose e persino provocatorie. Senza mai scordare l’amorevolezza.
dott.Ssa Liliane Tami