Liliane Tami

La banca senza usura: Beato Marco da Montegallo, tra fede e finanza

Beato Marco da Montegallo fu un frate che, per combattere l’usura, istituì una banca….in cui il denaro veniva prestato senza interessi.

Lucrare sul bisogno delle persone, con l’usura, é abominevole e può essere definita una forma di furto.

Ma, al contempo, aiutare le persone a gestire in modo efficiente e sicuro i propri risparmi puó essere cosa buona e giusta.

Secondo le fonti agiografiche, nel 1458 beato Marco da Montegallo, proprio per questo, costituì appunto ad Ascoli il Mons mutuationis, un istituto di credito gratuito.

Il Beato Marco da Montegallo

la principale attività della sua vita fu la diffusione dei Monti di pietà, un modo per aiutare le persone ad accedere al denaro in modo etico e coerente col vangelo.

Marco, figlio di Chiaro de Marchio, nacque a Fonditore, un villaggio del comune di Montegallo (Ascoli Piceno). Studiò sotto l’umanista Enoch d’Ascoli e in seguito all’università di Perugia e di Bologna, laureandosi come dottore in legge e medicina. Dal 1448 fu medico ad Ascoli.

Spinto dal padre, sposò Chiara de’ Tibaldeschi nel 1451, ma vissero in castità e un anno dopo, alla morte del padre, si separarono di comune accordo per seguire le rispettive vocazioni religiose. La giovane entrò nel convento delle clarisse e Marco nei francescani osservanti. Marco fece il noviziato a Fabriano e dopo pochissimo fu nominato superiore di Santa Maria di San Severino.

Fu lì che udì una voce che gli diceva: «Vai, frate Marco, e predica l’amore». Questo divenne il suo tema dominante mentre percorreva in lungo e in largo il paese e per quarant’anni si spostò dalla Sicilia alle valli del Po.

Il suo zelo era inesauribile e spesso univa guarigioni del corpo a quelle delle anime. Ovunque si recò tentò di porre pace tra le diverse fazioni che stavano dividendo la nazione.

Soprattutto era impegnato con i poveri. Insieme a frate Bernardino da Feltre (28 set.) promosse i Monti di Pietà, in origine piccoli negozi che facevano prestiti in cambio di oggetti dati in pegno, ma che più tardi sarebbero diventati vere banche per il prestito di de: naro a tassi di interesse nulli o bassissimi. Per erigere questi istituti di credito a Vicenza, Marco predicò con tale eloquenza che il denaro necessario fu raccolto in un giorno e l’ufficio fu costruito e reso operativo entro l’anno. Oltre al Monte di Vicenza, altre banche di prestito e ostelli sorsero sotto la sua spinta (da ricordare uno a Fabriano che un suo amico costruì e un altro a Perugia, fondato da S. Giacomo delle Marche, 28 nov.).

Tanto era gentile con gli altri, tanto era intransigente verso se stesso. Anche durante i viaggi non dimenticava nessuna delle penitenze abituali, spesso trascorrendo la maggior parte della notte in preghiera. A Camerino, dove stava prendendo piede la peste, promise alla gente che sarebbe finita se si fossero pentiti. Essi si confessarono tutti e la peste finì.

Durante il suo incarico di padre provinciale delle Marche incorporò nella provincia il nuovo monastero delle clarisse, fondato a Camerino da Giulio Cesare Varano, comandante in capo dell’esercito pontificio.

Là insediò la figlia del notabile, B. Camilla Battista da Varano (7 giu.), e altre suore del convento di Urbino. È probabile, dal tono di una lettera di Camilla a lui, che ne sia diventato direttore spirituale alla morte del B. Pietro di Mogliano (25 lug.), che lo aveva succeduto come provinciale. Ella gli dedicò la sua autobiografia spirituale e il suo Trattato sulle sofferenze mentali di Nostro Signore.

Frate Marco predicò i sermoni quaresimali per la seconda volta a Vicenza nel 1496 con particolare fervore. Circa a metà Quaresima fu visto raccogliere tutti i suoi pochi averi in una sacca, quasi stesse partendo per un viaggio, e quella stessa notte si ammalò. Mentre stava per morire chiese che gli leggessero la passione, e alle parole «chinato il capo spirò», rese l’anima a Dio. Era la festa di S. Giuseppe. Fu sepolto nella chiesa del convento di S. Biagio. Quando la comunità lasciò la città, í suoi resti furono trasportati nella nuova chiesa a lui dedicata.

MARTIROLOGIO ROMANO. A Vicenza, beato Marco de Marchio da Montegallo, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che per sovvenire alle necessità dei poveri creò l’opera chiamata Monte di Pietà.