Tra poco è natale e oggi, nelle città, dei bambini autentici resta ben poco. I bambini delle metropoli sono stati le principali vittime del cosiddetto “progresso”. Avvelenati dagli smartphone, dai giochi in plastica usa-e-getta, da famiglie distrutte e da un sistema che non promuove più la loro educazione hanno perso il contatto col gioco all’aria aperta, coi lavoretti manuali, con la capacità di gestirsi il tempo in modo creativo, con l’obbedienza, con la famiglia e, soprattutto, con la bellezza e la buona educazione.
Il modo di vestire dei bambini è cambiato radicalmente a partire del 1968: se prima venivano vestiti come dei piccoli adulti o da “bamboline”, oggi vengono vestiti come dei piccoli teppisti. Molto importante era la distinzione tra i vestiti da maschietto e femminuccia: oggi la moda degenere ha imposto per tutti t-shirt unisex e pantaloni simili ai jeans in elastan. Se i genitori si rifiutano di insegnare il ben vestire ai loro figli, cosa diventeranno i nipoti? Come afferma lo studioso e antropologo Silvano Lorenzoni nel suo illuminante saggio ” Il Selvaggio” il rischio di degenerazione del continente europeo, oramai, non è più così distante.


Senza scomodare celebri pedagoghi come Rudolf Steiner o l’educatrice Maria Montessori basta un minimo di buon senso per comprendere la più evidente delle ovvietà, ossia che un bambino per svilupparsi in modo corretto ha bisogno del contatto con la natura, di attività che gli stimolino l’uso dei sensi (arti visuali, musica, ginnastica ecc.) e di sviluppare la propria individualità in rapporto con persone ed animali partecipando ad ambienti adulti e legati al mondo dei lavori agricoli e creativi. Per un bambino di sei anni aiutare ” un grande” a tagliare l’erba, cucinare, preparare l’albero di natale, cucire un vestito, mettere le piastrelle in casa, costruire un mobile, riparare un motore e così via non è solo interessante e divertente, ma gli permette acquisire maggior fiducia in sé sentendosi trattato da persona responsabile.
Nell’antica Grecia i precettori si occupavano di educare i figli delle famiglie importanti ed in europa questa usanza si è mantenuta con l’introduzione del maestro, ossia il precettore. Nel XX secolo l’educazione della prole era perlopiù affidata alla madre o a figure come tate di fiducia o balie. Recentemente le baby sitter, ragazze scelte a caso e spesso inesperte ed incompetenti che lavorano ad ore per una misera mancia, hanno sostituito la figura stabile presente nelle famiglie a cui veniva assegnata l’immensa responsabilità di educare i figli.
Da pochissimi anni anche la figura – utile ma discutibile- della baby sitter ad ore, inesperta e spesso di dubbia educazione, è stata spodestata dal Telefonino, surrogato del cloroformio con cui tenere un bambino in silenzio e calmo.

Libro scritto in caratteri gotici degli anni 30. Una madre si occupa di preparare la merenda mentre i bambini lavorano nell’orto. Rudolf Steiner sosteneva che il lavoro, per i bambini, è fondamentale, in quanto li diverte, li tiene occupati, li responsabilizza e li educa.







