L’onfaloscopia, ossia “ contemplazione del proprio ombelico” è il termine che il frate Barlaam usò per indicare, con disprezzo, l’attività di preghiera chiusa in se stessa che i monaci esicasti praticavano. Niceforo il solitario, un monaco eremita che nel 1340 si lasciò imputridire in un’angusta celletta di un convento sul monte Athos, ci ha lasciato un’istruzione preziosa al fine di raggiungere la felicità:
«Posa il tuo mento sul petto, sii attento a te stesso con la tua intelligenza e i tuoi occhi sensibili. Trattieni il respiro il tempo necessario perché la tua intelligenza trovi il luogo del cuore e vi resti integralmente. All’inizio tutto ti sembrerà tenebroso e molto duro, ma col tempo e con l’esercizio quotidiano scoprirai in te una gioia continua»

Oggigiorno le categorie di persone che appiccicando il mento al petto si contemplano per ore l’ombelico, ridacchiando da soli o ripetendo strane litanìe, sono tre:
1) bambini autistici che dondolano su se stessi cercano conforto
2)i religiosi presuntuosi che credono che recitando in modo compulsivo il rosario possano scomodare il buon Dio dai suoi affari di managementing per farsi fare un miracolo su misura. La preghiera, come afferma lo psicologo inglese L.Justin Barret, quando diventa un dialogo( monologo) con un ente divino non è poi così diversa da chi, per via di una serie di analogie facilmente intuibile, discorra regolarmente con un’amico immaginario.
L’esistenza o meno di Dio non ha nulla a che vedere con la nostra percezione ed esperienza mistica giacché, come affermano i più recenti studi di neuroteologia perfezionati dalle nuove tecniche d’indagine dell’attività cerebrale come la TAC, la nostra fede è data dalla presenza di particolari formazioni bio-chimiche all’interno del nostro cervello. Inoltre, i meccanismi biochimici dell’area occipitale del cervello che rendono fanatici i religiosi sono gli stessi che negli ultras del calcio creano il fanatismo nel pallone o negli estremisti politici l’ossessione per un simbolo.

3) i tecno-schiavi che, spalmando i bulbi oculari sull’iphone a guisa del burro sul pane, sperano di trovare un rimedio alla loro solitudine animica dialogando nei messaggi di privati di facebook o , peggio, monologando in bacheca. Questi ultimi, però, a differenza dei credenti-compulsivi che hanno Dio per amico ( ben differenti da coloro che hanno la fede razionale dei filosofi o tendenze al misticismo, a prescindere dalla conferma o meno a dell’esistenza della loro divinità!) non possono vantarsi di avere millenni di teologia alle loro spalle.
L’eremita Niceforo il solitario che contemplando il suo rosario stretto tra le dita davanti al petto credeva di vedervi dentro l’universo non è poi così diverso da chi contemplando il tablet, una sorta di rosario della tecnologia che al posto dei grani ha i tasti sul touch-screen, spera di scorgervi l’intero iperuranio, o soprattutto, rimedio alla solitudine.

Di fatto, queste attività di autocompletazione che saziano il proprio ego, creano confusione tra il microcosmo ed il macrocosmo. Esiste un limite che scinde l’universo esteriore da quello interiore, ma la preghiera eseguita in modo compulsivo e fanatico e l’ossessiva contemplazione di un profilo virtuale lo corrodono, unendoli. A scapito del mondo esteriore.
Come afferma il filosofo nichilista Emilio Cioran in “ Sommario di decomposizione” la preghiera è un gesto blasfemo perchè induce l’uomo a credersi al centro dell’attenzione di Dio e degno del suo interesse. In modo analogo i Social Networks, nel caso degli eremiti da camera da letto, inducono il malcapitato a credersi al centro dell’attenzione degli altri utenti del web solo in virtù dei Likes elemosinati in giro per quello sterminato deserto di 1 e 0 che è internet.
In questa distesa di sabbia di granelli umani si cerca disperatamente un modo per connettersi agli altri e non venir spazzati via dal vento.Il termine Re-ligione deriva dal latino Re-ligere, ossia rilegare**. Ora che la fede in Dio è stata smontata dai dogmi della scienza, a rilegare le persone le une con le altre ci pensa internet.** E forse è meglio così, siccome Papa Francesco tra deliri filantropi, omosessuali e teorie abortiste sta rinnegando il suo ruolo di ente moralizzatore della società, promuovendo l’individualismo capitalista ed egoista anzichè le sane tradizioni.
Liliane Tami