
La bellezza naturale non basta più
Oggigiorno, in Italia, il 70% delle donne tra i 25 e i 60 anni s’è sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica. Questi importanti dati numerici mostrano come oramai la chirurgia estetica sia divenuta un fenomeno di massa, e per rendersene conto basta guardarsi attorno. La bellezza delle donne sui cartelloni pubblicitari, degli attori, delle icone di stile e dei politici è da attribuirsi solo ed unicamente al Buon Dio o vi è anche stato dato un contributo umano?
Evidentemente, oltre che ad un virtuoso utilizzo del fotoritocco, moltissime celebrities si sono affidate alla scienza per rendere gloria al prezioso dono di Madre Natura, ossia il Corpo.
La bellezza mercificata crea competizione e gelosia
Certi individui appartenenti al mondo dei Mass Media hanno fatto del loro aspetto fisico l’unico mezzo con cui guadagnarsi da vivere, perciò nel loro caso si può dire che i “ritocchi” siano requisiti inevitabili e legati alla professione. Infatti nella maggior parte dei casi l’intervento umano sulle loro carni è palese. E, spesso, criticato aspramente da chi vi getta un’occhiata superficiale.
La gelosia collettiva che nasce di fronte ad un fisico perfetto fa’sgorgare nelle genti –inconsciamente desiderose d’apparir più belle- un astio mosso soprattutto dalla gelosi
Il rancore l’aggressività che taluni nutrono nei confronti della chirurgia estetica ha un’origine antica quanto la Bibbia, ed esso ha un nome: Invidia.
Un esempio lampante di “ invidia collettiva” lo ritroviamo digitando su google il nome di Valeria Lukyanova, Belen Rodríguez o pamela Anderson. Ben lungi dal voler fare l’apologia di queste ragazze riconosco però la loro situazione paradossale: Se si sono gonfiate di botox e silicone è stato per soddisfare la richiesta di quello stesso pubblico che le addita criticandole. Si, viviamo in una società di contraddizioni, in cui la schizofrenia e la discrasia etica sono all’ordine del giorno.
È stato l’allontanamento dalla natura e la creazione dell’Homo Bionicus ad alterare i normali canoni estetici femminili. Quante ragazze nate conformi allo standard di bellezza greca si sottopongono ad una serie di interventi chirurgici per diventare artificiosamente più belle del possibile consentito dalla natura? Quando la perfezione naturale viene superata, può ancora dirsi tale?
2000: standard di bellezza ( finta) troppo alti. Il tormento di tendere asintoticamente alla perfezione ideale
Il bisturi abbinato ad uno stile di vita sano ed ad una fortunata predisposizione genetica hanno dato ad un umano l’apparenza – figurativa- d’un angelo o di una Venere . certe cinquantenni appaiono meravigliose e più giovani di colleghe 30enni, acquisendo così un aspetto “ sovrumano”.
Come Michelangelo Buonarrotti che era solito ad usare decine di muse per dipingere una sola donna, in quanto in nessuna riusciva a trovare la bellezza ideale, le donne di oggi si avvalgono della chirurgia estetica per superare i limiti di bellezza imposti dalla carne e dalla natura. E, purtroppo, non è solo una questione di mero narcisismo, bensì un disperato tentativo di sopravvivere in un mondo in cui l’apparenza vale più dei contenuti.
La chirurgia estetica usata in modo moderato può essere, a guisa del restauro d’un affresco, qualcosa di utile anche per la psiche dalle donne che si trovano confrontate a modelli femminili sempre più innaturali e difficilmente raggiungibili sono con lo sport e l’alimentazione corretta. Ma, al contempo, è una delle tante tragiche testimonianze antropologiche di dimostrano che il genere umano post-moderno vive in un habitat alienante che lo priva della capacità di discernere il vero dal falso.
Finchè il corpo umano, sia maschile che femminile, viene visto come una mercanzia da esporre e non come il tempio dell’anima di cui occuparsi la chirurgia estetica non può scomparire. Kalos Kagathos- non è con il botox che si ottiene un’anima bella. Ma, oggigiorno, facilita indubbiamente l’esistenza.
Quindi, come donna messa alle strette dalla concorrenza, non posso che far spallucce ed adeguarmi alla richiesta del pubblico.
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